L’Italia si trova di fronte a una sfida ambiziosa: raggiungere l’obiettivo UE del 45% di laureati (tra i 25-34 anni) entro il 2030, partendo da un attuale 31,6% che ci vede ancora distanti dalla media europea del 44,1%. Nonostante il divario, il sistema universitario italiano mostra segnali di forte dinamismo, con oltre 2 milioni di iscritti e una crescita del 20,5% nell’ultimo decennio. Un ruolo cruciale in questa espansione è giocato dalle università telematiche, che coprono oggi il 18% dei laureati totali, e dalla crescente internazionalizzazione, con una quota di studenti stranieri al 5,4%. A queste sfide si aggiunge una domanda abitativa senza precedenti, incentivata da circa 655.800 fuori sede destinati ad aumentare del 15% entro il 2027. Tuttavia, il diritto allo studio si scontra con costi della vita non sostenibili, specialmente a Milano, dove un fuori sede spende mediamente 1.626 € al mese.
Questo scenario ha acceso l’interesse dei grandi investitori, portando il settore Living a pesare per il 6% sui 7,7 miliardi di investimenti totali registrati nel 2025. Il mercato dello student housing è oggi dominato per il 58% da capitali stranieri, i quali concentrano i propri sforzi principalmente nel Nord Italia. Se Milano vede in pipeline oltre 5.600 nuovi posti letto, il Sud resta escluso dai nuovi progetti privati, evidenziando una polarizzazione geografica critica. Inoltre, l’offerta professionale si posiziona su una fascia alta, con “premium price” che rendono gli studentati privati molto più cari degli appartamenti standard, con picchi del 43% a Milano e del 33% a Bologna. In sintesi, se da un lato l’università italiana cerca di crescere e attrarre studenti dall’estero, dall’altro le barriere economiche e le disuguaglianze territoriali rischiano di frenare il raggiungimento dei target europei, trasformando l’istruzione superiore in un percorso sempre più oneroso e geograficamente sbilanciato.